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Emigrare per amore e la perdita di identità

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Emigrare per amore e la perdita di identità.

Conoscendo la mia avversione per la disciplina avevo messo in conto che il tentativo di creare una “serie” di post sull’argomento sarebbe fallito miseramente.

In effetti è passato un anno e mezzo dalla mia introduzione, per cui la mia integrità è salva 🙂

Torniamo a Melbourne nel lontano 1991, ed eccomi piena di entusiasmo e voglia di conoscere e di farmi conoscere. Pronta a fare mia questa città, a creare la mia rete, a lasciare la mia impronta in questa terra australe.

In pochi giorni c’era gente nuova nella mia vita, avevo una casa, una famiglia, degli amici...ma nulla di tutto questo era davvero mio. Era la casa di Nigel, la famiglia di Nigel, gli amici di Nigel ed io non ero più io, ma Barbara, la ragazza di Nigel.

Ripensandoci ora è apparente che ero innanzi tutto vittima della mia insicurezza ed inesperienza, ma ho cominciato a sentirmi privata di tutto ciò che sentivo mio e a trasformarmi in qualcuno che non riconoscevo.

Non avevo un lavoro ma dipendevo economicamente da Nigel, a nessuno passava per la mente di invitarmi a prendere un caffè da sola…perché non ero sola e probabilmente non avevo bisogno di nulla!

Su tutto questo continuava ad aleggiare l’ombra scura del risentimento: non avevo scelto tutto questo, non ero qui per mio volere, stavo sacrificando la mia vita per qualcuno che non dava nulla in cambio.

Oltre ad aver perso tutto, stavo perdendo me stessa.

Con questi pensieri affollati nella mia mente, pronti a raccontarmi la storia della vittima, di colei che subisce e che non ha nulla da offrire mentre il paese che dovrebbe accoglierla si fa sempre più ostile, non avevo grande possibilità di successo.

Combattevo quotidianamente con attacchi di panico, solitudine, senso di inutilità, ansia per il mio futuro, perdita di interesse in tutto quello che mi stava intorno e non riuscivo a vincere nessuna di queste battaglie, sprofondando sempre di più nel pozzo dell’inerzia.

Ovviamente queste sono battaglie comuni a chi vive in espatrio, ma nel caso dell’emigrata/o per amore si aggiunge l’inquietudine del non essere più visti come un individuo, del sentirsi parte di una coppia che invece di darci stabilità, ci fa sentire sbilanciati.

Perché la realtà è che, almeno per i primi tempi, volenti o nolenti, siamo in una posizione di svantaggio.

Nel mio caso vedevo lo svantaggio ma non sapevo come affrontarlo e piano piano perdevo controllo della situazione.

Innanzi tutto è importante riconoscere che i pensieri nella nostra mente sono esattamente quello: pensieri.

Non sono fatti.

Non siamo vittime delle circostanze ma individui consapevoli che hanno fatto una scelta consapevole e ora devono gestirne le conseguenze.

Ritrovare la propria identità è fondamentale.

Per molti di noi è importante acquistare indipendenza economica, avere un lavoro che ci soddisfa e appassiona, che ci permetta di dimostrare il nostro valore e sentirci utili ed apprezzati, oltre che finanziariamente indipendenti.

Ma ugualmente importante è, per me,  l’indipendenza emotiva che può essere altrettanto difficile da ottenere.

Una rete di persone (o almeno una persona 😉 ) sulle quali possiamo contare indipendentemente, che ci conoscano come noi stessi, non come partner di…

Emigrare per amore non vuol dire perdere la nostra identità, è semplicemente un momento di smarrimento che ci offre l’opportunità per ritrovarci e rinnovarci 🙂

 

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