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Qualche settimana fa ho avuto l’opportunità di parlare delle sfide dell’espatrio con Gil, per il suo canale Youtube Gilobally Grounded.

Da qui l’ispirazione per questo post, nel quale faccio un passo indietro per rivedere le sfide che ho affrontato, e continuo ad affrontare, e che penso siano comuni a molti di noi.

  • Gestire i rapporti con la famiglia di origine

Le relazioni a distanza non sono mai facili e richiedono una cura particolare perché possano funzionare. Quando si tratta di relazione con la famiglia entrano in gioco altre dinamiche che potenzialmente possono danneggiare gli equilibri.

Aspettative, risentimenti, questioni irrisolte in alcuni casi vengono ad alimentare la distanza rendendola  non solo fisica, ma anche emotiva.

Terreno fertile per i sensi di colpa, che hanno modo di proliferare indisturbati, creando un forte senso di sconforto e ansia.

  • Solitudine e isolamento 

Lasciare il familiare per l’ignoto vuol dire ricominciare e immergersi nelle novità che ci circondano; vuol dire cambiamento e crescita, avventura e scoperta.

Vuol dire trovare il proprio posto, creare una rete che possa sostenerci in questa avventura, cercare qualcuno che possa condividere le nostre gioie e dolori e arricchire le nostre giornate.

Ma per questo ci vuole tempo ed energia, risorse preziose da gestire con parsimonia in momenti di cambiamento.

  • Lingua e differenze culturali 

Nonostante il mio inglese non fosse male, sentirmi “diversa”, avere un accento e non essere in grado di sentirmi capita a fondo (anche da un punto di vista culturale e sociale) ha aumentato il mio senso di isolamento.

Ora mi rendo conto che avevo perso sicurezza in me stessa e di conseguenza mettevo in discussione anche la mia capacità di comunicare in maniera adeguata.

La diversità che tanto avevo apprezzato, era diventata un ostacolo che mi sembrava insuperabile. Volevo sparire nella folla, essere come tutti gli altri, “appartenere“.  

  • Ansia

“Cosa faccio se i miei genitori si ammalano? Mi sento sola. Come posso affrontare questo nuovo lavoro?  Mi sento inutile. Dove troverò mai degli amici? Non ce la posso fare. Tornare o restare? Nessuno mi capisce…”

Con questo vortice di pensieri nella mente sfido chiunque a non essere sopraffatto dal panico!

Ansia, paura, stress sono effetti collaterali dell’espatrio, imparare a gestirli è un lavoro continuo, arduo e doloroso ma che da grandi soddisfazioni.

Le sfide dell’espatrio fanno parte della nostra scelta e, secondo me, per affrontarle dobbiamo innanzi tutto non essere troppo severi con noi stessi, riconoscere le nostre debolezze e accettare quegli aspetti dell’espatrio che non possiamo cambiare.

Nel mio caso so che sono e resterò diversa, con il mio accento e il mio bisogno di giacchetta sempre appresso, perché non si sa mai 😉

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4 Comments

  1. Paolo Grasso ha detto:

    Buongiorno, interessante il tuo articolo, abito in Brasile dal 94 e ne ho passate di tutti i colori, belle e brutte, come diceva Tom Jobim, il Brasile non è un paese per principiante, ma tornando al tuo articolo ho pensato che per una donna forse è ancora più difficile, non so.

    • BarbaraA. ha detto:

      Grazie per la visita e il commento, Paolo.
      Non penso sia necessariamente più difficile, ma forse alcune delle sfide sono diverse e uomini e donne hanno, in certi casi, approcci differenti nell’affrontarle 🙂

      • Elias ha detto:

        Ciao Barbara , ho provato le tue stesse paranoie ansia e pensieri. Insicurezza andando in Belgio sensi di colpa !! Penso che la cosa sia più un fatto di abitudine diversita. Il clima anche. Ricordo che un amica psicologa mi disse cerca di pensare ad altro in quei momenti di ansia !! Ma col cavolo che mi passava comunque bella storia

        • BarbaraA. ha detto:

          Grazie per aver condiviso la tua esperienza, Elias. Sono d’accordo, pensare ad altro è molto difficile, io preferisco riconoscere i pensieri che mi causano l’ansia e, quando possibile, cercare di capire da dove vengono in modo da poterli elaborare e comprendere.

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