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Amicizia in espatrio e senso di appartenenza

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La settimana scorsa ho ricevuto un messaggio dalla mia amica S.:

Cara Barbara, mio papà é mancato ieri, sono contenta di essere riuscita a tornare a casa in tempo per salutarlo. 

Ho conosciuto S. più di venti anni fa quando, con Julia di poche settimane, ho cominciato a partecipare a uno dei gruppi per neo mamme che vengono organizzati  dai vari comuni della città. L’idea di conoscere altre mamme con cui fare amicizia, condividere le gioie ed i dolori di primi sorrisi e notti insonni, mi attirava parecchio e dopo il primo incontro tornai a casa entusiasta.

S. abitava nel mio quartiere, aveva una bimba nata poche settimane dopo Julia, non aveva i genitori vicini ed era aperta e disponibile, tutti gli ingredienti necessari per stabilire un’amicizia fatta di chiacchiere, caffè e mutuo sostegno. Mentre le nostre bambine giocavano e crescevano, noi condividevamo quei momenti preziosi e ci aiutavamo a vicenda, soprattutto dopo l’arrivo dei nostri secondogeniti.

In realtà S. ed io non avevamo molto in comune oltre all’essere diventate mamme nello stesso periodo.

S. é attiva, piena di energia, competitiva e adora lo sport; io sono pigra, piuttosto lenta, per nulla competitiva e odio lo sport. Lei é biologa e passa le giornate ad analizzare cellule, io ho un approccio del tutto umanistico e analizzo comportamenti.

Ci sentiamo di rado, le nostre vite hanno preso strade diverse, com’era prevedibile.

Ma il suo messaggio mi ha fatto riflettere e mi è andato dritto al cuore.

Mi ha fatto fare un collegamento tra S. e le vecchie amiche della mia adolescenza, con le quali mi ritrovo ad ogni rientro, nonostante all’apparenza abbiamo poco in comune.

Il nostro legame é forte perché siamo cresciute insieme ed il passato ci unisce. Ogni momento passato con loro é prezioso e mi riempie di calore e felicità. Ovviamente passiamo gran parte del tempo a frugare tra i ricordi ma soprattutto ridiamo, perché quando siamo insieme ritroviamo quella spensieratezza di gioventù e ogni cosa diventa buffa.

Anche con S. è così l’amicizia è forte, abbiamo un passato in comune, una storia che ci lega, il suo papà ha fatto giocare le mie bambine, mi ha raccontato storie della sua vita in Irlanda, anche lui costituisce una parte importante della mia vita qui.

S. era in vacanza in Europa quando suo papà, già malato, è peggiorato. Il suo messaggio oltre a comunicarmi la morte del padre, mi ricorda di come mi conosce a fondo, di come sa che per me è importante che sia riuscita a tornare a casa in tempo per salutarlo.

Queste amicizie profonde, storiche, vanno ad alimentare il senso di appartenenza alla mia città adottiva. Mi ricordano che ho vissuto una parte importante della mia vita da questa parte del mondo e ho avuto la fortuna di poterla condividere con delle amiche vere.

 

 

 

2 Comments

  1. Giordana Querceto ha detto:

    SI É vero, sarebbe bello esserci per salutare i genitori in un momento brutto come quello in cui stanno per andarsene per sempre. Ma per chi vive all´estero non é sempre facile. E gia viviamo tutta la vita da expat con il terrore di quella telefonata….

    • BarbaraA. ha detto:

      Cara Giordana, grazie per il tuo commento e per aver preso il tempo di leggermi. Hai perfettamente ragione, la temuta telefonata è una spada di Democle sulle teste di tutti noi espatriati 🙁 Mi aiuta vivere nel presente ed apprezzare ogni momento che passo con le persone care, sia di persona che con video chiamate e messaggi. Ciò non toglie la sofferenza che proverò nel momento della perdita, che è inevitabile, ma cerco di non vivere nell’attesa.

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