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Consapevolmente inutile, pensieri poco costruttivi

pensieri poco costruttivi

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Riflessioni fatte sul treno, pensieri poco costruttivi e la spiacevole sensazione di consapevole inutilità.

In viaggio verso l’Italia dopo un mese di Spagna.

Un mese durante il quale mi è parso di non fare nulla. Ore passate a passeggiare senza una meta precisa e a guardare il mare; a cantare e ballare Tintarella di Luna, ripetutamente, “mas, mas, mas…ancora, ancora, ancora”, contagiata da un’euforia genuina e profonda che pensavo appartenesse solo ai bambini.

Un mese a parlare con sconosciuti per strada in una lingua inventata, la gioia di sentirmi capita nonostante tutto, unendo una serie di parole senza grammatica, senza coniugazioni, per il semplice desiderio di comunicare e connettere.

In questo mese sono stata bene, mi sono sentita leggera e spensierata, sospesa in un mondo che non era il mio, ma nel quale ero perfettamente a mio agio. Mi sono lasciata andare e non ho pensato troppo. Ho semplicemente vissuto alla giornata, nel momento, nel presente, consapevole solo di quanto mi stava intorno.

E ora sono in Francia.

A Perpignan, città di frontiera, sui binari c’erano soldati con mitra e tute mimetiche, poliziotti con cani e manganelli, un ragazzo portato via ammanettato. Non sembrava pericoloso, era mingherlino e fragile, con un’aria sorpresa più che preoccupata.

Osservo dall’alto del mio treno ad alta velocità, il mio passaporto nella borsa e un’altra stanza d’albergo che mi aspetta. I miei privilegi. Ancora una volta provo qualcosa più simile al senso di colpa che all’orgoglio per questa mia fortuna che non ha nessun merito.

Mentre guardo la scena dal finestrino parlo con Julia. Il governo greco vuole costruire dei centri di detenzione a Chios per sostituire i campi di accoglienza, la popolazione dell’isola protesta, la situazione dei rifugiati peggiora, non c’è speranza.

Attraverso l’Europa, perché posso.

Sono libera di viaggiare, libera di fermarmi e scendere da questo treno quando scelgo di farlo, libera di guardare dall’alto il paesaggio che cambia, di apprezzare il mondo dal finestrino.

Essere consapevole dei miei privilegi non mi assolve e mi sento invasa dallo scoraggiamento per un mondo ingiusto, nel quale ancora una volta vinco io, senza aver fatto nulla per meritarmi questa vittoria.

Com’è facile affondare in questo fosso di disperazione, mentre il treno continua la sua corsa.

Com’è facile abbandonarsi al senso di completa inutilità che provo in questo momento.

Sono passata dall’euforia dell’avventura allo sconforto, a cosa serve la consapevolezza?

Essere consapevole non risolve i problemi del mondo, semplicemente distrugge le mie certezze e la mia sicurezza. Essere consapevole apre la porta ad altre realtà, ma a cosa mi serve? Semplicemente mi offre l’opportunità per ricordare ma non faccio nulla per cambiare la situazione. 

Sono consapevolmente inutile.

Pensieri sparsi e poco costruttivi sul treno Girona-Nimes, quando l’euforia del viaggio sparisce e mi sento coperta da un velo grigio.

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