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Prima settimana, qualche riflessione

qualche riflessione

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Giovedì scorso sono arrivata a Cartagena, la città nel sud della Spagna che sarà la “mia” città per qualche settimana, sono pronta per qualche riflessione.

È una città sulla quale non sapevo assolutamente nulla e ho scelto di non fare nessuna ricerca in modo da riservarmi il piacere della scoperta.

Qualche giorno prima della mia partenza ho fatto un sogno intenso e dettagliato, tipico dell’ansia che sicuramente si annidava in ogni angolo della mia mente 🙂 Ho sognato che la mia camera era piccolissima e non aveva una porta, la casa era piena di gente molto scontrosa e arrogante ed era situata in un luogo isolato, in piena campagna! Un sogno potente che è riuscito a riassumere in maniera perfetta tutte le mie paure e mi ha fatto riflettere sulle mie aspettative.

Nei mesi precedenti avevo lavorato sulle mie aspettative, cercando di limitarle a quegli aspetti del viaggio sul quale ho un controllo: avere il mio spazio, incontrare gente interessante e vivere in un centro urbano. Ho dunque fatto la mia scelta su Workaway tenendo presente questi tre aspetti.

Il sogno mi ha ricordato che, nonostante tutto il mio impegno, era importante mantenere una mente aperta ed è proprio questa la parte più interessante: nel sogno ho mantenuto la calma, ho osservato con curiosità ed interesse la landa desolata nella quale ero capitata, ho ripetuto a me stessa che potevo trovare un’opportunità di crescita, nonostante tutto. Poi fortunatamente mi sono svegliata e mi sono abbandonata al sollievo: era solo un sogno!

La mia prima tappa è stata Barcellona, da qui ho preso il treno per Valencia, in una giornata di allerta meteo, con pioggia, vento e mareggiate, ma sono arrivata e la pioggia ha smesso. Ovviamente mi è sembrato un ottimo segno!

Da qui ho preso la mia prima BlaBlaCar ed è evidente che non sarà l’ultima: una versione sicura dell’autostop della mia gioventù, che si addice molto alla signora di mezza età che, devo ammettere, sono diventata!

Viaggiare nel 2020 è comodo, non c’è che dire. Scendo dalla macchina e saluto i miei giovani compagni di viaggio e trovo ad aspettarmi Ana, ci abbracciamo come se fossimo vecchie amiche e il nuovo capitolo si apre.

È evidente che ho lasciato il mio ruolo di “turista” alle spalle.

Abituata a stare nel centro delle città che ho visitato, questa volta arriviamo in una strada di periferia, con serrande abbassate e edifici bassi e scrostati, con un aspetto dimesso e poco curato. Il quartiere è multiculturale e la nostra strada è abitata in maggioranza da “gitanos“. Da piccola sognavo di scappare con gli zingari, partire con loro per un’avventura misteriosa ed entusiasmante e trovo di buon auspicio essere capitata qui ora, in questo nuovo inizio. Soprattutto quando vengo rassicurata che, nonostante i loro giri loschi, i vicini sono persone tranquille e il quartiere è molto sicuro.

La casa era della nonna e, stranamente, è come la casa di mia nonna. Essere in Europa vuol dire anche questo, ritrovare il famigliare dietro ogni angolo. Salgo le scale di granito bianco, un tuffo nel passato, un’immersione nel conforto della mia infanzia.

Cosa cerco da questa esperienza? Confronto, apprendimento, crescita. Per questo ho bisogno di tenere aperta la mente e il cuore, per osservare i dettagli e assimilare le differenze, per notare cos’è importante e cos’é superfluo, per riconoscere le emozioni che si accavallano, anche se sono scomode.

E le emozioni scomode ci sono e c’è la solita vocetta negativa che mi sussurra: ma cosa ci fai qui? Mi pare davvero una perdita di tempo. Potresti continuare a crescere professionalmente, focalizzarti su come trovare nuovi clienti e invece sei qui seduta per terra a inventare canzoni.

C’é del vero in queste parole e devo per forza fermarmi ad ascoltare, è impossibile ignorarle.

Scrivere mi da l’opportunità di riflettere su come quest’ultima settimana mi ha restituito qualcosa che avevo dimenticato strada facendo, la bellezza dell’essere, semplicemente, senza ruolo ne posizione. Ma allo stesso tempo questa esperienza viene ad arricchire chi sono, sia come persona che come professionista, e sarà parte di questo percorso scoprire in che modo.

 

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