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Attacchi di panico, il ritorno

attacchi di panico

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Sono passati più di trent’anni da quella mattina in cui, seduta tranquillamente sul treno per andare in ufficio, il mio cuore ha iniziato a battere alla velocità della luce, le mani a sudare e la testa a girare all’impazzata.

Infarto? Ictus? Tumore al cervello?

Attacco di panico.

Il primo attacco di panico non si scorda mai.

Erano gli inizi degli anni ’90 e si parlava poco di salute mentale e dell’impatto che ansia, stress, depressione potessero avere sul nostro benessere psicofisico.

La mia fortuna fu di trovare un medico all’avanguardia che non esitò a diagnosticare questo malessere sconosciuto causato, nel mio caso, da un impellente cambiamento: il mio trasferimento, per amore, in Australia!

Fino ad allora la romantica in me aveva avuto la meglio e mi sentivo emozionata e pronta alla mia nuova avventura. Non avevo notato nessun campanello d’allarme, nessuna preoccupazione reale o immaginaria che potesse essere di ostacolo alla mia nuova vita agli antipodi.

In un mondo senza internet, vivere nel presente era facile e mi preparavo alla partenza armata solo di fantasia. Fantasticavo un viaggio emozionate, un arrivo in una terra sconosciuta ed accogliente, una vita piena di novità e cambiamento. 

Ma evidentemente una parte di me metteva in discussione questa mia scelta fatta, ancora una volta, con impulsività e leggerezza. Un cambiamento così drastico aveva le sue conseguenze e la mia mente trovò il modo di ricordarmelo.

Seguì un periodo in cui alternavo momenti di benessere ad altri in cui mi sembrava che il mondo mi crollasse addosso. Ma sono passati gli anni e ho acquistato gli strumenti per gestire al meglio l’ansia che ovviamente non mi ha abbandonato, e ho accettato che quest’ansia fa parte della mia vita ma non deve necessariamente essere un peso.

Insomma, pensavo di avere tutto sotto controllo.

Poi qualche mese fa ho cominciato a notare qualche segnale che non osservavo da tempo: sensazione di soffocamento, pensieri catastrofici, capogiri improvvisi.

Erano di nuovo loro?

Ebbene si.

Ieri notte mi sono svegliata all’improvviso con un peso sul petto, le mani sudate e l’impressione che fosse giunto il momento di dire addio al mondo.

Ho spalancato gli occhi e gli ultimi mesi mi sono corsi davanti con tutte le paure, le incertezze, le ansie che li hanno popolati.

Gli attacchi di panico trovano nella notte l’ambiente ideale per crescere e proliferare. Nel silenzio e nel buio non ci sono distrazioni e i pensieri di cui si nutrono non trovano ostacoli. 

Dopo i primi attimi di terrore, durante i quali ho pensato che forse questa volta si trattava davvero di un infarto, sono riuscita a riprendere il controllo e a tornare nel corpo. Il male al petto è continuato per un po’, ma respirando lentamente e profondamente ho calmato la mia mente e piano piano anche il dolore è passato.

Non è stato facile.

Avrei pensato che dopo anni di lavoro su me stessa fossi quasi immune ad attacchi così intensi. In realtà riconoscere ed accettare che non è così mi ha, paradossalmente, rassicurata.

Gli eventi dell’ultimo anno mi hanno scossa e sono consapevole dei grandi cambiamenti che ho davanti, insieme al resto del mondo.

L’attacco di ieri notta mi ha ricordato che ho gli strumenti necessari per far fronte alla mia ansia e che è importante ricordare e riconoscere la mia fragilità.

Ma questo non vuol dire che sia facile o piacevole 🙂 

 

 

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