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Trasformare l’incertezza in flessibilità

incertezza in flessibiltà

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Questo virus mi ha colto alla sprovvista.

Me ne andavo tranquilla per la mia strada, giocando ad essere nel presente ma fantasticando sul futuro, quando di colpo mi sono ritrovata con un diario vuoto. Avevo riempito pagine e mesi di eventi, incontri, città, orari di partenza e di arrivo.

Tutto scritto a matita, tutto cancellato.

Da qualche anno scrivo sempre a matita, non perché mi aspetto che i miei piani subiscano dei cambiamenti ma perché mi piace lasciare aperta la possibilità di eventuali modifiche. Scrivere a matita per me è un modo di praticare la flessibilità. 

Questo virus mi ha fatto precipitare nell’incertezza, generando una serie di dubbi e perplessità, lasciandomi confusa e preoccupata, come il resto del mondo.

Praticare la flessibilità è diventato indispensabile per il mio benessere e, involontariamente, l’incertezza causata dal virus è diventata il mezzo per favorire questa pratica.

In un certo senso trasformo l’incertezza in flessibilità.

Quando guardo il mio diario vuoto vedo abbracci con le mie figlie all’aeroporto, viaggi in treno attraverso l’Europa, incontri con cari amici e danze nelle piazze. Quando guardo il mio diario vuoto provo un senso di perdita e gli occhi si riempiono di lacrime. Quando guardo il mio diario vuoto non posso fare a meno di pensare a quando potrò tornare a riempirlo.

Il mio dolore è reale e profondo.

Nessuna flessibilità o bicchiere mezzo pieno potrà alleviarlo ed è giusto che sia così.

La capacità di accettare i cambiamenti, di adattarmi alle nuove circostanze mi aiuta a vivere al meglio questa incertezza, nonostante il dolore.

Sono consapevole che il mio dolore è insignificante di fronte alle perdite che molti hanno avuto, ma allo stesso tempo non voglio sminuire quello che provo.

Riconosco il disagio provocato dall’incertezza, non solo per i prossimi mesi, ma per un tempo indeterminato che a volte mi sembra infinito.

E allora torno a guardare il mio diario vuoto e a ricordare che il presente rimane l’unica certezza.

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