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Pause di consapevolezza
Luglio 30, 2020
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Riflessioni di viaggio al tempo del Covid

riflessioni di viaggio al tempo del covid

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Per anni ho evitato l’agosto italiano. Troppo intenso, troppo impegnativo e naturalmente, troppo caldo.

Ma come capita spesso, a volte è necessario smettere di evitare e scegliere di affrontare. Ed è così che mi sono ritrovata ad attraversare l’Italia in treno, senza piani precisi, senza nulla di prenotato, con un bagaglio leggero e una compagna di viaggio d’eccezione, mia figlia.

Dopo i mesi di lockdown e di attesa durante i quali ho vissuto, come tutti, in quell’atmosfera sospesa e irreale che sembrava non finire mai, ho accettato che  l’estate sarebbe stata all’insegna dell’incertezza ma che era giunto il momento di uscire dal mio nido sicuro.

Ammetto che non è stato facile.

Per mesi ho vissuto una vita molto semplice, evitando il contatto, mantenendo la distanza sociale e limitando le uscite. Se da una parte passare quel periodo nella casa in cui sono cresciuta mi ha dato una grande sicurezza, dall’altra ha fatto rifiorire una serie di dubbi ed insicurezze.

Un po’ come quando a vent’anni ho deciso di lasciare la protezione di ciò che era famigliare per lanciarmi nella vita che volevo ma che mi spaventava.

Se la mia valigia era leggera, non posso dire altrettanto per la mia mente che era piena di pensieri catastrofici, alimentati da giudizi e pregiudizi, notizie sui media e dalla solita ansia, che non è mai troppo lontana.

Siamo partite munite di mascherine e gel lavamani, due oggetti che non avevo mai preso in considerazione ma che sono diventati strumenti indispensabili per farmi sentire sicura in questo viaggio.

Un’occasione che conferma quanto siamo flessibili e resilienti e come riusciamo ad adattarci con facilità alle nuove situazioni.

Mi rendo conto di come la mia attitudine verso il mondo sia cambiata, di come gesti che apparivano naturali ora sono usciti dal mio repertorio. Come toccare vestiti in un negozio, abbracciare un amico con spontaneità e trasporto o entrare in un ristorante affollato. A parte gli abbracci incondizionati, tutto il resto non mi manca e non ha avuto nessun effetto negativo sulla mia vita.

Evitiamo i luoghi affollati e ci capita di passare intere giornate in casa. Ma allora che senso ha questo viaggiare? Mi è stato chiesto e mi sono chiesta. Un’ottima opportunità di riflessione che ho colto con entusiasmo 🙂

Essere in Italia in questo momento per me è stato un dono di inestimabile valore, inaspettato e prezioso. Passare la quarantena con i miei genitori, osservare i segnali dell’arrivo della primavera in giardino e anche ascoltare le conferenze stampa di Conte in diretta sono ricordi che arricchiscono la mia vita e per i quali sono grata.

Ora sono pronta a creare altri ricordi e attraversare l’Italia in treno mi aiuta ad affrontare l’incertezza. Osservare la bellezza di questo paese che, nonostante tutto, continua a brillare e poter far parte di questa piccola ed esitante ripresa mi ridà forza e mi riempie di speranza.

A volte la gioia che provo nel tuffarmi nel mare cristallino o nell’ammirare una facciata barocca è oscurata dai sensi di colpa. Perché ho questo privilegio? Perché io? Mentre dall’altra parte del mondo persone che amo sono ancora bloccate in casa?

Ho riflettuto anche su questo e ho accettato che riconoscere il mio privilegio deve essere abbastanza e anche il disagio che il senso di colpa mi provoca fa parte di questo insolito viaggio al tempo del Covid, di questo agosto italiano.

 

 

 

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