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Lontani dagli occhi…vicini con il cuore

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Negli anni ho perso matrimoni e anniversari, compleanni importanti e riunioni scolastiche, nascite e primi passi.

 

Da lontano pensavo ai sorrisi e ai volti felici, alle chiacchiere e ai brindisi e, a modo mio, ho imparato a sentirmi presente nella mia assenza.

Ma poi ci sono i dolori, le perdite, le malattie, le paure, quei momenti in cui le lacrime devono essere asciugate e gli abbracci possono risollevare, almeno per poco, un cuore spezzato. E io non ci sono, se non con i miei pensieri e le mie parole.

È più difficile essere lontani nella sofferenza che nella gioia?

Negli ultimi anni sono diventata più introspettiva, sarà l’età o semplicemente l’esperienza ma mi ritrovo ad analizzare ogni aspetto di questo mio essere lontana, di questa mia scelta di espatrio e delle conseguenza nella mia vita e in quella delle persone che amo.

Sabato sera ero seduta davanti al fuoco nella mia casetta in campagna a chiacchierare e bere te con la mia amica Susan. Una telefonata persa su WhatsApp di un’amica cara, dall’altra parte del mondo, mi ha fatto sorridere e sentire amata, da una parte all’altra del globo. Perché sono questi contatti regolari e inaspettati che, negli anni, hanno formato quel filo sempre più forte che mi tiene legata alla mia gioventù, alle mie radici e a tutto ciò che è importante.

Ho mandato un breve messaggio per dirle che l’avrei chiamata all’indomani, immaginando che volesse informarmi su qualche pettegolezzo locale, ma in risposta alla leggerezza della mie parole ho ricevuto un colpo al cuore:

Avevo solo bisogno di sentirti…

Perché la sua meravigliosa ragazza è ricoverata in ospedale e la cosa sembra seria.

Avrei tanto bisogno di averti qui…

Continua, ed io sono nella mia casina nella campagna australiana, qui è una serata di primavera e da lei una mattina di fine estate, tra noi ci sono 16.000 km, ci separano oceani e continenti, sono lontana e non posso asciugare le sue lacrime e stringerla fra le braccia.

Di colpo le mie parole: “Ti penso, ti sono vicina, ti abbraccio forte, ti capisco” mi sembrano futili, inutili, banali perché non posso vedere il suo viso sconvolto, la sua disperazione, la sua paura.

Perché non sono con lei quando lei ha bisogno di me.

Mi rendo conto che una notizia del genere colpisce nel profondo, siamo amiche da una vita intera, la conosco come conosco me stessa e negli anni, pur vivendo vite diverse, siamo rimaste unite e abbiamo condiviso ogni traguardo, delle nostre ragazze, di noi stesse, delle nostre famiglie.

È normale che, in questo momento, l’unica cosa che mi pare abbia un senso è prendere il primo aereo e volare da lei, correre al suo fianco, sedermi su quella sedia d’ospedale e stringerle la mano. È normale ma non è realistico. E cosi ripiego su quelle parole che al momento mi paiono vacue ma che sono tutto quello che ho da offrire.

Domenica mattina, dopo una notte piena di strani sogni e risvegli improvvisi, mi sento più positiva, sono lontana dagli occhi ma il mio cuore è con lei.

Il fatto che sono dall’altra parte del mondo e che ci separano dieci ore di fuso orario fa si che possa essere con lei in quelle prime ore dell’alba, quando tutti dormono e anche i pensieri sono ancora bui. Ascolto i dettagli di quegli ultimi giorni, sento la sua paura iniziale ma anche il sollievo che segue dopo ogni piccolo passo verso la speranza.

Siamo su WhatsApp, io scrivo ma i messaggi vocali sono la sua passione e sentire la sua voce che piano piano torna normale, sentire la disperazione iniziale diminuire mi rassicura e rasserena. E riusciamo anche a sorridere, a scambiarci qualche battuta leggera, perché ridere insieme è sempre stato uno dei nostri punti di forza.

Riflettendo mi rendo conto di quanto è importante per me, ma forse per tutti noi expat, non essere lasciati fuori da queste sofferenze lontane. Perché è facile condividere i momenti felici ma a volte, con le migliori intenzioni, restiamo tagliati fuori da momenti tristi e dolorosi ed è questo non far parte che ci rende davvero lontani dagli occhi e…dal cuore.

 

 

4 Comments

  1. donag ha detto:

    Io sono quella dall’altra parte..
    Una coppia di amici è partita un po’di anni fa, con i loro tre figli e… Non ci sono stati, non sono qui nei momenti tragici della mia vita..
    Il mio è egoismo lo so, ma avevo bisogno di loro e loro non c’erano..

    • BarbaraA. ha detto:

      Mi dispiace molto Donatella e capisco il senso di abbandono che si prova in quei momenti. C’e’ un lungo percorso da fare prima di trovare il giusto equilibrio, sia per chi parte che per chi resta. Mi auguro che la vostra amicizia sia forte e riesca a superare questo ostacolo, mantenere amicizie a distanza non e’ facile ma ti assicuro che ne vale la pena. Un abbraccio

  2. Angela ha detto:

    So che cosa vuol dire. Lo so troppo bene.. Io ho cercato con tutta me stessa di esserci negli ultimi giorni di vita di mia mamma e non ci sono riuscita. La notizia della sua morte mi ha colpita come un pugno nello stomaco a metà del mio viaggio. Mi sono ritrovata a piangere senza ritegno in mezzo a sconosciuti. E ora sono qui a distanza di due mesi che ancora non mi riprendo. Un abbraccio Barbara.

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