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La vacanza dell’espatriata, una vacanza a strati

vacanza dell'espatriato

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Un’ennesima riflessione sulla vacanza dell’espatriata, sulla mia vacanza, sugli strati che si sovrappongono in ogni vacanza, ogni ritorno, ogni partenza.

In questi mesi di silenzio non ho smesso di osservare e in questo post che rappresenta, oltre al mio ritorno a Melbourneil mio ritorno al vasto mondo dietro a questo schermo, comincerò a condividere queste mie osservazioni.

La settimana scorsa ero a casa dei miei e ho ricevuto un messaggio da un’amica australiana:

“Quando torni a casa?”

Forse ero particolarmente fragile e vulnerabile, come prima di ogni partenza, ma questa domanda oltre al calore che racchiudeva, mi ha istintivamente provocato un certo risentimento e mi sono detta: ma questa donna, che è nella mia vita da più di 20 anni, non ha proprio capito niente?

Da qui a gettarmi nell’analisi dettagliata di questa mia reazione il passo è stato breve e sono giunta alla conclusione che, ovviamente, ho ancora un po’ di lavoro da fare sull’accettare che “casa” e “vacanza” sono termini alquanto flessibili e, proprio come una cipolla, hanno molti strati 🙂

Il primo strato è naturalmente quello della vacanza vera e propria, fatta di relax al mare o in montagna, passeggiate per le strade di paesini e città da scoprire, sapori nuovi da provare, paesaggi da ammirare.

Tutto questo per me passa subito in secondo piano perché ognuna di queste esperienze porta con se un bagaglio, una serie di emozioni più o meno intense che aggiungono un altro strato: quello della nostalgia, dei ricordi, della gioia del ritrovare e il dolore nella consapevolezza di dover lasciare di nuovo.

Così mi capita di non godermi completamente il presente, catapultata nel passato o già rivolta verso il futuro.

C’è poi lo strato degli affetti, del ritrovare e ristabilire quelle dinamiche con le persone care che si ritrovano in questi periodi di vacanza e sono inizialmente un po’ forzati.

Perché devo inserirmi in un quotidiano che non mi appartiene, fatto di battaglie burocratiche, code al supermercato, giornate in ufficio, liti famigliari.

Io osservo dal di fuori, insicura sul da farsi, senza disturbare troppo e nella speranza di trovare il mio posto, anche se solo temporaneamente.

Questa situazione “temporale” crea un altro strato, quell’entusiasmo tipico della vacanza in un paese nuovo, tutto da scoprire e da esplorare, nel quale gli aspetti negativi vengono guardati con occhi meno critici, più generosi ed indulgenti.

Sono tornata e anche il ritorno ha molti strati.

Sono a casa?

Ho lasciato casa?

Sono tornata o sono partita?

Non posso biasimare la mia amica per avermi posto una domanda così apparentemente innocua, ma che ha contribuito a mettere in moto un’ennesima analisi su cosa vuol dire per me vivere dall’altra parte del mondo e sui tanti strati della vacanza dell’espatriata.

 

 

 

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