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La felicità, rivisitata.

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Felicità è una parola grossa e, per me, anche un po’ impegnativa.

 

Mi sembra di rincorrerla da una vita e quando penso di averla finalmente tra le mani mi scivola via e si trasforma in rabbia, paura, tristezza.

 

Lo scopo della vita è essere felici” pensavo ingenuamente.

Sono cresciuta con favole che finivano con l’inevitabile: e vissero per sempre felici e contenti.

Da giovane adulta, e amante del self help, sono stata attirata da titoli incantatori che promettevano felicità con il minimo sforzo e invitavano a restare positivi, sempre e comunque.

Ma il fatto è che a volte il bicchiere è davvero mezzo vuoto, o almeno lo è per me.

Il dolore che accompagna una perdita, il turbamento che segue una brutta notizia, la tristezza della solitudine o più semplicemente quelle giornate in cui si sente il bisogno di crogiolarsi nel cattivo umore, così, senza motivo.

E nonostante tutto questo sia parte della vita, ci sentiamo in colpa, proviamo disagio, vergogna o un senso di inadeguatezza perché non riusciamo a mantenere un livello di felicità costante.

“Ho tutto e dovrei essere felice!”

Ho sentito questa frase da amici e clienti e io stessa sono spesso caduta in questa trappola. La trappola della felicità, come giustamente è stata definita da Russ Harris nel suo libro.

Ma la realtà è ben diversa, come esseri umani proviamo una varietà di emozioni e non tutte sono positive.

I nostri rapporti cambiano e crescono, anche le persone che amiamo hanno il potere di farci soffrire, di deluderci, di farci preoccupare o arrabbiare. Questo non cambia il fatto che le amiamo e continueremo ad amarle.

Una giornata di sole mi riempie di allegria, ma il tempo, soprattutto a Melbourne, è imprevedibile, e nuvole e pioggia non sono mai troppo lontane.

La soddisfazione che provo nel mio lavoro, il privilegio di poter fare quello che amo e la passione che metto in quello che faccio, tutto questo rende la mia vita ricca ed appagante. Tuttavia ci sono momenti in cui mi sento abbattuta e disorientata e fatico a trovare un senso.

Qualche settimana fa ho partecipato ad un’iniziativa con un gruppo di amiche, per dieci giorni abbiamo condiviso delle foto di momenti felici nella nostra vita. Una specie di 100happydays challenge, in versione meno impegnativa ma, mi sento di dire, più profonda.

Si perché per dieci giorni non ci siamo sforzate di essere felici o di trovare la felicità a tutti i costi, ci siamo semplicemente lasciate andare alla vita osservando con più attenzione le nostre giornate.

La sfida per me è stata quella di rallentare, di prendermi il tempo di assaporare il momento per trovare in questo qualcosa da condividere.

Ci sono stati giorni noiosi, apparentemente senza nulla di speciale; giorni in cui ho provato irritazione e rabbia, che per un po’ ha cancellato tutto il resto; altri in cui sono stata preoccupata e ansiosa e mi sono abbandonata a pensieri catastrofici.

Ma restando nel presente e osservando con calma e interesse ho notato l’accoglienza della mia casa, la bellezza nelle strade della mia città, la gioia nel rivedere una vecchia amica. Tutte cose che arricchiscono la mia vita.

Voglio concludere con una citazione di Tiziano Terzani, un uomo che trovo di grande ispirazione e che ascolto e leggo sempre volentieri:

 Trovo che vi sia una bella parola in italiano che è molto più calzante della parola felice, ed è contento, accontentarsi: uno che si accontenta è un uomo felice.

 

 

 

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