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Il valore del tempo

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Sono a casa da due settimane.

Casa nel senso stretto della parola.

Casa, con i miei muri colorati e ricoperti di volti di donne; con i pavimenti avvolti in vecchi tappeti e i divani pieni di cuscini; con le piante che hanno sopravvissuto alla mia assenza e quelle nuove, comprate al mio rientro, perché qui è primavera e voglio vivere in un giardino.

Direi che è ora di voltarsi indietro, dare un’occhiata a questi cinque mesi passati dall’altra parte del mondo, in quella parte che, nonostante tutto, continua a rimanere la mia parte del mondo. 

La prima cosa che mi salta agli occhi è il valore del tempo. Mi sento estremamente privilegiata per avere avuto l’opportunità di regalarmi cinque mesi tutti per me. Tempo da passare con le persone che amo; tempo per esplorare, assaporare e scoprire posti nuovi; tempo per fermarmi e poi riprendere il cammino con passo lento, senza fretta.

Negli anni sono tornata spesso e naturalmente ogni ritorno era arricchito da serate in pizzeria, aperitivi, caffè, chiacchierate, visite brevi e spesso intense nelle quali riassumere un anno di vita, a volte anche due. Dopo questi incontri mi rimaneva la sensazione di volere di più, di sapere di più, un bisogno insoddisfatto di prolungare il momento della separazione. Avere cinque mesi davanti ha fatto si che ogni incontro non fosse l’ultimo, che dopo ogni caffè ci fosse l’opportunità per un aperitivo, una cena, un pomeriggio al mare. Avere tempo mi ha permesso di ritrovare la connessione profonda con alcune persone che avevo perso lungo la strada. Condividere momenti difficili, celebrare i nostri traguardi e passi avanti, ma soprattutto vivere la quotidianità, quelle piccole cose di ogni giorno che hanno poca importanza ma sono parte di noi.

Andare al mare con mia cugina e il suo nipotino; visitare i miei nonni al cimitero e passeggiare tra le tombe con mia mamma (lo so, un po’ macabro, ma amo i cimiteri!); incontrare la mia amica regolarmente per una passeggiata e un aperitivo sul lungomare e renderci conto che ci siamo dette tutto e possiamo abbandonarci ai “ti ricordi”!

E poi c’erano i silenzi, quei momenti che non si devono riempire perché ce ne saranno altri.

Continuando ad esaminare questa lunga estate calda, mi vedo tornare viaggiatrice, come a vent’anni, ma questa volta sono una donna di mezza età. Questa realizzazione mi è piombata addosso mentre camminavo per le strade di Siem Reap, in Cambogia. Ero stata sorpresa da un temporale tropicale e, bagnata fradicia, osservavo una ragazza che attraversando la strada diventata fiume, mi sorrideva complice. Ho risposto al sorriso e mi sono vista proprio come lei, giovane, bagnata e felice alla scoperta del mondo.

Colpo di scena, sono passati gli anni, il sorriso non è complice, ma semplicemente un segno di gentilezza (e rispetto???) rivolto ad una signora bagnata, leggermente eccentrica, che ha dimenticato l’ombrello.

Una volta realizzato ed accettato questo particolare, mi sono abbandonata al piacere del viaggiare che, fortunatamente, non mi ha abbandonato. La gioia immensa di scoprire nuovi angoli di mondo; la sfida di comunicare senza parlare la lingua; il piacere di girovagare per strade sconosciute, curiosando nei cortili e osservando la gente del posto.

Viaggiare mi dà energia, mi riempie di felicità e mi apre la mente.

Non ho perso l’entusiasmo dei vent’anni ma mi rendo conto di aver acquistato consapevolezza e chiarezza e questo arricchisce il mio viaggiare. 

Cinque mesi ricchi e lenti, perché ho assaporato ogni attimo, ogni incontro, ogni tramonto e anche qualche alba!

Prima di partire ho comprato un diario, un quaderno ricoperto di fiori nel quale avrei annotato le mie riflessioni di viaggio. Inizialmente ho fatto fatica a scrivere a mano, ho completamente perso l’abitudine. Oltre alla mano esitante e la calligrafia traballante come se fossi alla mia prima esperienza con carta e penna, era strano non poter eliminare gli errori, non poter correggere quei pensieri che uscivano all’impazzata e restavano lì. Ma scrivere a mano mi ha aiutato a mantenere quel passo lento che cercavo, lontano dall’immediatezza alla quale sono ormai sono abituata. 

Non mi dispiace essere tornata a sedermi davanti ad un computer, non mi dispiace essere tornata a casa con le mie valige di riflessioni, pensieri e storie. Non mi dispiace essere una donna di mezza età consapevole dell’importanza e del valore del tempo.

2 Comments

  1. Paola ha detto:

    What a beautifully lyrical blog post, Barbara. I love its slow pace and sensitivity…just what I need right now.

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