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Hoffman Quadrinity Process – Primo passo verso il counselling

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Nel 2003 non ero felice.

La mia tendenza ad analizzarmi mi aveva spinta a rivolgermi a vari counsellor e psicoterapisti, ma nessuno di loro era riuscito a farmi capire cosa davvero non andava nella mia vita. Forse era giunto il momento di provare con la terapia di coppia, dopo tutto era Nigel la causa della mia infelicità!

Un’amica mi parlò di un corso residenziale di sviluppo personale al quale aveva partecipato di recente e dal quale aveva tratto enormi benefici. Non ero assolutamente interessata in qualcosa di così drastico, costoso ed impegnativo ma decisi ugualmente di prendere un appuntamento con uno dei counsellor del centro e vedere di cosa si trattava. Una sessione o due non poteva far male, ma assolutamente nessun seminario residenziale!

E’ passato un po’ di tempo da quell’incontro, ma il ricordo di quella prima sessione e’ ancora molto vivido nella mia mente. Ero andata sa sola, con l’idea di portare Nigel alla prossimo incontro, nella speranza di salvare il nostro matrimonio. Il counsellor ascoltò la mia storia con attenzione e confermò che dovevo assolutamente fare qualcosa. Secondo lui la terapia di coppia non era quello di cui avevo bisogno. Alla fine del nostro incontro il problema mi era finalmente chiaro:

avevo passato anni tormentata da rancori e sensi di colpa ed ero completamente logorata da questa negatività.

Questa grande scoperta in una sola sessione. Ovviamente il prossimo passo era quello di partecipare al seminario e, naturalmente, lo feci!

Nell’ottobre del 2003, partii per i monti!

L’Hoffman Quadrinity Process  è un percorso di scoperta e sviluppo personale, un corso residenziale intensivo della durata di 8 giorni e si svolgeva sulle colline ai margini della città e raggiungere quelle colline sarebbe stata la mia prima sfida.

Nonostante vivessi a Melbourne da anni non avevo mai acquistato una grande sicurezza a guidare sulle “freeways“, superstrade con almeno 6 corsie che conducono fuori città e nei quartieri periferici. In realtà raramente mi ero spinta ad di fuori della mia zona di residenza e, nei casi in cui l’avevo fatto, ero sempre nervosa e spaventata.

Il centro si trovava a circa un’ora da casa ed era raggiungibile solo via “freeway“.

Seconda sfida: lasciare le mie bambine, che allora avevano 4 e 7 anni, in quanto ero una di quelle mamme convinte di essere indispensabili!

E infine, la mia terza sfida, era quella di arrivare in una casa piena di persone sconosciute, dover dividere la stanza con una donna sconosciuta e dover parlare di fronte ad un gruppo di sconosciuti.

Beata ingenuità! Non sapevo che queste piccole prove erano nulla confronto a ciò che avrei dovuto affrontare nella settimana che avevo davanti e realizzai molto presto che guidare sulle “freeways” non sarebbe mai più stato un problema!

La settimana passo’ tra condivisioni e lacrime, mie e degli altri; perdono ed accettazione, di me stessa e degli altri; serate di silenzio e pomeriggi passati a scrivere lettere, storie, pensieri riempiendo pagine e pagine di vita e poi rituali, poesie, musica, giochi. Ho passato ore seduta in un cerchio di sconosciuti, ascoltando la loro sofferenza; ho pianto di fronte alla tomba di una sconosciuta, pensando alla vita che avevo buttato via; ho viaggiato su un tappeto volante festeggiando la mia vittoria con Babbo Natale!

Cambiamento, chiarezza, serenità e la sensazione di avere finalmente preso controllo della mia vita e di poter fare qualsiasi cosa.

Prima di arrivare a Melbourne non avevo mai sentito parlare di “counselling“, ma appena venuta a conoscenza di questa splendida professione avevo cominciato a fantasticare e pensare che “da grande” mi sarebbe piaciuto essere un counsellor. Il problema era che mi stavo avvicinando ai quarant’anni, ero già “grande”, potevo davvero tornare a studiare?

Tornata a casa dopo aver completato l’Hoffman Process mi iscrissi ad un corso di tre anni in Holistic Counselling e feci il primo passo per realizzare il mio sogno e non ho più guardato indietro!

 

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