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Come in ogni relazione, anche chi emigra per amore si ritrova a dover gestire rapporti e dinamiche con la famiglia acquistata.

La presenza della famiglia, per quanto arricchisca la nostra vita, porta con se una marea di bagaglio extra, difficile da gestire nel migliore dei casi 😉

Quando la famiglia non è nostra ed arriva con una serie di caratteristiche insolite, abitudini sconcertanti e comportamenti misteriosi, l’unica nostra salvezza è munirsi di una buona dose di pazienza ed un pizzico di umorismo!

Che io purtroppo avevo dimenticato di mettere in valigia.

Sono arrivata in Australia piena di aspettative sulla famiglia che, non avevo dubbi, mi avrebbe accolto a braccia aperte.

E questo è stato il mio primo errore e la prima lezione che ho imparato: le aspettative sono sempre dannose e raramente vengono ad arricchire le nostre esperienze, anzi, in genere non fanno che creare delusioni e alimentare rabbia e risentimento.

Aspettativa: accoglienza affettuosa, famiglia riunita per conoscermi, il tutto contornato da buon cibo e, perché no, festoni di benvenuto!

Realtà: incontri individuali con persone poco interessate e distanti, dimostrazioni d’affetto scarse, cibo non pervenuto e, naturalmente, niente festoni.

Perché venivo ad inserirmi in una realtà solida, con una struttura stabile e prestabilita, in cui ognuno aveva il suo posto ed io dovevo semplicemente trovare il mio.

Per trovare questo posto avevo bisogno innanzi tutto di capire le regole, guardandomi intorno con una certa dose di tolleranza e pazienza, riconoscendo e accettando le differenze e trovando il modo di adattarmi ed inserirmi nelle nuove dinamiche.

Ovviamente non feci nulla di tutto questo.

Decisi invece di buttarmi in una serie di dannosi confronti tra la famiglia che avevo lasciato e quella che mi ritrovavo a dover “adottare”.

Quello che io avevo sempre considerato “interesse”, nella mia famiglia acquistata era “interferenza”; la curiosità era sostituita dalla discrezione e le domande troppo dirette e personali erano bandite, come pure giudizi e consigli non richiesti.

Nella mia famiglia consigli e giudizi erano all’ordine del giorno, soprattutto se non richiesti!

Critiche, intromissioni, domande inappropriate erano alla base della nostra comunicazione, creando nella maggior parte dei casi, accesi dibattiti, furiose arrabbiature e parole al vento completamente ignorate da tutti!

Trovarmi seduta intorno al tavolo con un gruppo di persone che educatamente discuteva del più e del meno, usando un linguaggio rispettoso e un tono di voce pacato e neutro mi creava un certo disagio, facendomi sentire un pesce fuor d’acqua, incapace di trovare un punto di connessione.

Ma con gli anni le cose sono cambiate. Nel momento in cui ho smesso di voler appartenere a tutti i costi, ho cominciato a rilassarmi e ad essere me stessa, paradossalmente ho trovato il mio posto, facendo dell’essere un pesce fuor d’acqua, un’arte 😉

Ammetto di non piacere a tutti ma nella mia famiglia acquistata ho un piccolo circolo di ammiratori, che non solo giustificano le mie eccentricità etniche, ma le ammirano!

Proprio l’altro giorno uno dei miei nipoti preferiti mi ha confessato che adora parlare con me perché, al contrario del resto della famiglia, vado a fondo, non mi fermo in superficie. Che dire… non mi ricordo un complimento migliore!

Non mi intrometto nelle loro dinamiche, ma insieme ne abbiamo creato di nuove 🙂

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