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Riflessioni di una cittadina australiana

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Sono diventata cittadina australiana il 1 maggio 1996.

Ricordo che era il 1996 perché Julia era alla cerimonia, nata nell’aprile del ’96. Ricordo che doveva essere quel periodo perché c’era mia mamma, venuta subito dopo la sua nascita. La data precisa sono andata a ripescarla tra le mie scartoffie.

Perché?

Perché ho assistito alla mia seconda cerimonia per la cittadinanza, quella di una cara, nuova e giovane amica che venerdì scorso ha fatto il suo giuramento di fedeltà all’Australia e naturalmente non ho potuto evitare di fare un tuffo nei ricordi e qualche riflessione!

La mia decisione di diventare cittadina australiana è stata puramente pratica. Alla nascita di mia figlia ho sentito la necessità di sicurezza, di appartenere ufficialmente al paese in cui avevo deciso di crescere i miei figli; di avere lo stesso passaporto del resto della mia famiglia in modo da non dover andare in un’altra fila ad ogni rientro 🙂

Non ho mai pensato di rinunciare alla cittadinanza italiana e non ho mai smesso di sentirmi europea. Non ho mai provato un orgoglio particolare nel diventare cittadina australiana, ma devo ammettere che mi piace l’idea dei due passaporti, da due parti opposte del globo. Mi fa sentire più una cittadina del mondo 😉

Della cerimonia stessa ricordo solo che avevo sentito che mi avrebbero dato una piccola pianta di eucalipto simbolica, ma non me l’hanno data 🙁

E ricordo che non era il 26 gennaio.

Il 26 gennaio è la festa nazionale australiana, Australia Day, ma è anche una giornata in cui si commemora la sofferenza di un popolo, quello degli aborigeni, primi abitanti di questa terra, in quel giorno è cominciato il loro declino. Di come la penso su questo giorno ho già scritto qui per cui nessuno si stupirà del mio sdegno di fronte alla scelta di questa data per una cerimonia che per molti ha un grande significato.

Venerdì mi sono svegliata provando un certo disagio. Allo stesso orario della cerimonia, si sarebbe svolta una marcia di protesta nella city. Dove stava davvero la mia devozione, la mia integrità?

Ho pensato alla mia amica, al grande passo che alla sua giovane età stava compiendo, al significato dietro quel pezzo di carta, quei discorsi, quei giuramenti. Una scelta di vita, coraggiosa e difficile; un cambiamento, con tutte le paure e insicurezze che questo comporta; un voltare pagina, cominciare un nuovo capitolo, la gioia dell’inizio.

E così sono andata, portando con me i miei dubbi e le mie perplessità.

Oltre al discorso del sindaco e al messaggio del ministro dell’immigrazione, è intervenuta anche una donna appartenente alla popolazione Wurundjeri. Ci ha parlato della sua storia, della sua gente, i Wurundjeri, primi abitanti di questa zona e dell’importanza del mantenere e tramandare le proprie tradizioni, lingua e cultura. A questo proposito abbiamo assistito ad una danza tradizionale del gruppo Djirri Djirri, formato da donne e bambine della sua famiglia.

Sul palco, oltre ad una foto della regina Elisabetta (ebbene si, l’Australia non è ancora una repubblica, e la regina ha, purtroppo, il suo posto nelle cerimonie ufficiali), c’erano tre bandiere; oltre a quella australiana, quella aborigena e quella, a me meno conosciuta, dei Torres Strait Islander.

Inizialmente il mio cinismo mi ha fatto pensare: troppo poco, troppo tardi.

Poi mi sono fermata un attimo.

Ogni viaggio è fatto di tanti piccoli passi per arrivare al traguardo. E il viaggio è spesso tortuoso e pieno di ostacoli, ma l’importante è continuare ad andare avanti.

Quest’anno alla marcia di protesta per Invasion Day hanno partecipato circa 60.000 persone, molte di più di quante abbiano partecipato all’Australia Day Parade.

Questa marcia continuerà a crescere, fino a quando la data di Australia Day verrà cambiata.

I nuovi cittadini  (e una vecchia;-) ) hanno imparato qualcosa sulla cultura Wurundjeri e sulle popolazioni indigene.

Dopo la cerimonia siamo andate ad un festival di musica aborigena in un parco cittadino; un meraviglioso miscuglio di gente, culture, colori, età, profumi, suoni; insieme sotto il sole, a sostenere un’Australia che, piano piano, cambia.

Ho messo da parte il mio cinismo e mi sono abbandonata a questa brezza di cambiamento, chissà che prima o poi non si trasformi in vento 🙂

 

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