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Attacco di Panico in espatrio – una ricetta

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Ricordo ancora l’emozione dopo aver preso la decisione di seguire Nigel in Australia; una nuova avventura, una nuova storia d’amore, un nuovo capitolo che si apriva ed ero pronta!

Poi ci fu quel primo attacco. Ero sul treno diretta al lavoro e la testa ha cominciato a girare, il cuore a palpitare, le mani a sudare…all’improvviso una mattina cominciata come tutte le altre si stava trasformando in un incubo. Fortunatamente il treno stava entrando nella mia stazione, cercai di raggruppare tutte le forze e il controllo e mi avviai all’uscita, pensando che la mia ora doveva essere arrivata, probabilmente un tumore al cervello o un ictus, la fine.

E invece era solo l’inizio!

La diagnosi fu rapida e inaspettata: attacchi di panico. Ma ancora più inaspettata fu la causa che, dopo una breve chiacchierata, il dottore affermò essere il mio imminente trasferimento in Australia, un cambiamento può provocare ansietà e attacchi di panico.

Inizialmente ignorai e accantonai questo episodio in un angolo del mio bagaglio, sperando di eliminarlo durante il viaggio.

Ovviamente mi sbagliavo e i primi anni della mia vita a Melbourne furono tappezzati da attacchi più o meno forti, in momenti più o meno opportuni e contribuirono a rendere quel periodo molto difficile.

Gli attacchi di panico sono uno dei più comuni disturbi d’ansia, possono colpire chiunque, all’improvviso e in maniera più o meno debilitante. Nel mio caso sono stati il classico fulmine a ciel sereno, pensavo di essere forte, di essere abituata a vivere all’estero, di essere un’intrepida viaggiatrice, indipendente e sicura. Ma allora, perché?

Nel libro Living with ITBev Aisbett offre una lista di ingredienti, una ricetta per “l’attacco di panico” e in questa lista posso riconoscere tanti degli ostacoli passati e presenti della mia vita in espatrio.

Ecco la ricetta per l’ “Attacco di Panico in espatrio:

  • Sensi di colpaovviamente in cima alla lista, chi non soffre di sensi di colpa alzi la mano! Ci sono quelli più ovvi dovuto al fatto di aver lasciato famiglia e genitori e non essere presenti nel bisogno ma anche quelli più sottili, meno apparenti. Nel mio caso provavo un forte senso di colpa di fronte alla mia infelicità, in fin dei conti avevo tutto, avevo scelto io di trasferirmi, avevo una bella casa e un fidanzato, che diritto avevo di lamentarmi e sentirmi insoddisfatta? E poi c’era il senso di colpa ogni volta che tornavo in Italia, perché in realtà avrei voluto passare una settimana a Bali!
  • Shoulds (dovrei), le mie giornate erano piene di “dovrei“, dovrei trovare lavoro, dovrei conoscere gente nuova, dovrei cominciare a guidare, dovrei essere felice! Ma per ognuno di questi riuscivo a trovare mille buone ragioni per rinunciare e crogiolarmi nel mio malessere.
  • Autocriticaautostima (inesistente!), innanzi tutto il mio accento e il mio inglese non sarebbero mai stati all’altezza della situazione, sarei sempre stata “diversa” e questo poteva solo creare problemi. Impossibile trovare lavoro con un tale accento e tanto meno amici. La mia attitudine negativa, più che il mio accento, era l’ostacolo principale al mio inserimento.
  • Pensieri negativi si susseguivano all’impazzata: non troverò mai lavoro, non potrò mai fare amicizia, nessuno mi vuole, nessuno mi ama, nessuno mi considera, odio questo paese, odio questa gente, odio vivere qui. Il tutto naturalmente sfociava in un altro ingrediente:
  • Esagerazione, perché in realtà nulla era cosi tragico, ma una volta entrata nel vortice non era più possibile uscirne.
  • Apprensione per una serie infinita di preoccupazioni, i miei genitori si sarebbero ammalati e non avrei potuto essere li; io mi sarei ammalata (regolari visite dal dottore con sintomi vari e inesistenti), e io qui sola, come avrei fatto fronte a una malattia?

I risultati possono essere diversi, perché ognuno di noi ha le sue dosi, ma mischiando questi “ingredienti” sarà difficile vivere una vita soddisfacente e appagante!

Ricordo il sollievo provato leggendo la prima volta Living with it, fino ad allora pensavo di essere l’unica a provare quelle strane sensazioni di disagio che boicottavano la mia felicità. Riconoscere ed accettare quello che mi stava succedendo mi ha aiutato ad affrontare ed infine a superare alcune delle mie ansie.

Spero che chi, leggendo questo post, senta di riconoscersi nelle mie parole possa provare lo stesso sollievo.

Il percorso può essere leggermente tortuoso, ma ne vale la pena!

 

 

 

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