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Noi e loro

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Sono arrivata a Melbourne con un visto Class 100 Resident, il 14 luglio 1992. Il secolo scorso, sono una vecchia immigrata, e’ ufficiale!

Per ottenere il visto come de facto, Nigel ed io abbiamo dovuto dimostrare di aver convissuto per 6 mesi, con testimonianze di amici e parenti, qualche foto, un conto in banca in comune e, per finire, un colloquio con l’immigrazione. Dopo avere esaminato il tutto, ci hanno comunicato che ci credevano, ero una “immigrata per amore” legittima. Nel giro di pochi mesi mi sono ritrovata residente australiana.

Ho cominciato ad insegnare italiano agli adulti. Mai insegnato in vita mia ma per il solo fatto che fossi italiana “appena arrivata” meritavo il titolo di insegnate. I miei studenti mi adoravano, non so’ bene se per le mie doti di insegnante o per il mio “cute accent” e ben presto mi ritrovai ad avere classi nelle maggiori scuole di lingua della città, più un bel numero di studenti privati. Oltre al “cute accent“, di cui avrei volentieri fatto a meno, devo ammettere che portavo alle mie classi un grande entusiasmo e passione che ben rappresentavano quegli aspetti tanto amati del carattere italiano.

Ogni venerdì mi ritrovavo con le mie amiche italiane, anche loro insegnanti. Pranzavamo da Brunetti, il bar italiano per eccellenza, o al vicino “club dei pensionati”, dove un gruppo di simpatici signori si riunivano per mangiare polenta e baccalà e giocare a carte. Ci avevano accolto a braccia aperte, dividendo con noi perle di saggezza e storie dei “vecchi tempi”. Eravamo in tre e in meno di un anno il nostro rapporto era diventato più simile a quello tra sorelle che amiche. Eravamo le nuove leve dell’immigrazione italiana, avevamo studiato e non avevamo vissuto la guerra. Eravamo a Melbourne per scelta e non per bisogno. Il nostro accento era un vantaggio, non un ostacolo.

C’era una netta distinzione tra “noi” e “loro”. Trovare “uno di noi” era cosa rara e preziosa e voleva dire ampliare il nostro piccolo gruppo, organizzare un picnic per celebrare l’incontro, ridere come bambini parlando di Carosello.

Ieri sera sono andata all’Opening Night Gala del film festival italiano. “Da quanto vivi in Australia?” ho chiesto ad un ragazzo con cui stavo chiacchierando, “4 anni”, risponde lui, “Appena arrivato!”, dico io. Il suo sguardo stupito conferma quello che cominciavo a sospettare, sono qui da troppo tempo se 4 anni mi sembrano pochi. Non sono più nel gruppo, sono diventata una di “loro”.

Le strade di Melbourne sono piene di ragazzi che parlano italiano, istintivamente vorrei attaccare discorso, come ai vecchi tempi, ma ho imparato che non funziona così. Le nuove leve dell’immigrazione italiana sono venute con visti da studenti, dividono appartamenti nella city e sono in costante comunicazione con l’Italia. Hanno blogs, podcasts e pagine Facebook, sono sicuri ed intraprendenti.  Non hanno bisogno di sentirsi “sorelle” perché per loro il distacco e’ molto meno definitivo. In un certo senso si sono portati dietro l’Italia.

Il post di Claudia mi ha stupita ed amareggiata, la mancanza di solidarietà che ha descritto mi era del tutto nuova e mi ha fatto sentire come mia nonna, pensando: ai miei tempi l’arrivo del visto di un’amica rappresentava motivo di festeggiamento!

Mi piace pensare che ci sia ancora spazio per solidarietà tra italiani vecchi e nuovi e che, come noi con il “club dei pensionati”, si possano trovare opportunità di confronto e sostegno.

 

 

 

 

9 Comments

  1. Claudia ha detto:

    Ha amareggiato anche me questa situazione… e spero che in futuro cambi! Per il momento tra gli italiani appena arrivati ho notato tanta competizione e tanta invidia, mentre manca la solidarieta’ e la comprensione…. Triste, ma per me e’ cosi!

  2. TJ ha detto:

    Ha ragione Claudia… purtroppo e’ cosi! e magari una persona italiana mi fermasse per fare quattro chiacchiere.. io sarei piu’ che felice! Perche’ anche se si e’ sempre connessi, in fondo ci si sente sempre un po’ soli. 🙂

  3. Silvia ha detto:

    Ciao Barbara, io sono arrivata a Melbourne per viverci alla fine del 1993. La tua esperienza rispecchia tantissimo la mia. Un giorno magari ci prendiamo un caffe’ insieme!

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