Di appartenenza, crescita e Bruce Springsteen
febbraio 3, 2017
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Crisi = opportunita’

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Dal momento in cui, anni fa, ho scoperto l’esistenza della professione del  “counsellor” ho deciso che quello era cosa volevo fare da grande.

Il fatto che mi avvicinavo ai trent’anni e forse avrei dovuto avere le idee chiare gia’ da un pezzo’ non mi ha scoraggiato. Dopo tutto se potevo ricominciare una vita dall’altra parte del mondo, potevo anche avventurami lungo un percorso di crescita professionale nuovo e sconosciuto.

Ma diventare cuocessero voleva dire tornare a studiare, andare all’università per la prima volta e farlo in una lingua che non sentivo ancora mia.

Misi il sogno nel cassetto, momentaneamente, e continuai con altri progetti, tra i quali quello di diventare mamma, e nel frattempo diventavo sempre più grande!

Alla fine ci sono riuscita, non senza qualche intoppo lungo il cammino, e sono felice e fiera di dire che amo il mio lavoro. Dopo ogni sessione mi sento in cima al mondo, invasa da un’energia che mi conferma che, a 52 anni, sono esattamente dove voglio essere.

Ascoltare storie di persone sparse per il mondo che, trovandomi, si riconoscono con la mia storia; quel momento in cui sento il filo che ci unisce tendersi e creare una connessione profonda; i sorrisi e le lacrime dall’altra parte dello schermo, tutto questo provoca emozioni che restano con me.

Sono esattamente dove voglio essere.

Ma c’e’ un aspetto del mio lavoro che trovo faticoso e pesante, e’ quel lavoro dietro alle quinte, quel costante cercare modi per farmi conoscere, per “vendermi”, per trovare quei clienti che, danno significato al mio lavoro e mi confermarono che quello che faccio ha un valore.

Web marketing, web presence, socials…sono parole che si annidano nei miei incubi, sono nei miei pensieri anche quando non vorrei, appaino tra le righe tormentandomi e lasciandomi sconcertata e affranta.

Lo so che dovrei “educarmi” ma io voglio solo essere un counsellor e vorrei che, come per magia, chi ha bisogno di me mi trovasse!

Mi guardo intorno smarrita e continuo a non capirci nulla, anzi, più guardo e cerco di capire e più mi spavento.

L’unica soluzione e’ stringere i denti e chiedere aiuto. Non sono una di quelle persone che non amano chiedere, ma in questo caso intervengono subito due ostacoli: il costo e il linguaggio. Per linguaggio intendo quello tecnico che mi impedisce di comunicare come vorrei, e per me la comunicazione e’ tutto. Ma non demordo e mi abbandono fiduciosa all’aiuto di un tecnico, non lo capisco ma incrocio le dita e spero che vada tutto bene.

E poi, una mattina, mi appresto a lavorare un pochino su quel sito che e’ diventato il mio ufficio e vedo qualcosa di strano, e’ solo una piccola riga bianca dove non dovrebbe esserci e mi chiedo: cos’e’?

Entro attraverso la porta di sevizio e le stranezze continuano, c’e’ qualcuno qua dentro, e non e’ qui per raccontarmi la sua storia. Il mio sito e’ stato preso, invaso, attaccato dagli hackers.

Da qualche settimana ho cambiato hosting, ho rinfrescato il sito con l’aiuto di una fantastica professionista, ho latitato sul blog ma ora ho voglia di ripartire.

Chiamo il nuovo tecnico.

Come al solito la conversazione non fluisce. Faccio fatica a capire cosa dice e sento nella sua voce una certa lontananza, un tono leggermente altezzoso. E’ stato cosi dalla nostra prima conversazione ma ho deciso che la colpa e’ mia, sto attraversando un territorio sconosciuto del quale non capisco la struttura e devo fidarmi della mia guida, lasciare tutto nelle sue mani anche senza capire.

Ci pensa lui, mi dice. E questo almeno lo capisco e mi sento subito sollevata.

Ma il mio sollievo e’ di breve durata. Mi  conferma che ci ha lavorato su e ha cacciato via gli hackers, ottimo risultato penso mentre entro nel sito e mi accorgo che il lavoro degli ultimi mesi e’ scomparso. Con voce tremante dico al tecnico che c’e’ qualcosa che non va, che il sito non e’ come dovrebbe essere, che i miei ultimi post sono spariti e cosi pure il mio nuovo look, aggiornato e moderno, sul quale ho passato ore e del quale andavo cosi fiera.

Dall’altra parte c’e’ un attimo di esitazione e poi quelle che a me sembrano scuse ma che confermano che ho perso il mio lavoro e sento un singhiozzo salirmi alla gola. Ma questo ragazzino freddo e altezzoso non deve sentire il mio sconforto e cosi, dignitosamente, riaggancio e mi abbandono alle lacrime.

Lacrime di frustrazione verso me stessa perché non capisco e non voglio capire, di rabbia verso un tecnico che non comunica, di inutilità verso ciò che e’ fuori dal mio controllo e di abbattimento e voglia di lasciare andare. 

Mi ritengo una persona forte e non sono preda a facili abbattimenti, ma questa storia mi ha distrutto. Ho passato giorni sul divano, a guardare nel vuoto e cercare di trovare un significato a tutto questo. Ho passato giorni a chiedermi se davvero valesse la pena o se fosse meglio mollare, perché se e’ successo una volta… non ho controllo su questa cosa e dubito lo avrò mai.

Ovviamente ho lasciato quel divano e ho smesso di guardare nel vuoto, per quando riguarda trovare un significato…beh, ci sto lavorando su! Ma ho deciso che ne vale la pena e non voglio mollare, ho la fortuna di fare quello che amo e, come ogni counsellor che si rispetti,  trasformerò questa crisi in… opportunita’!

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